- Incassi × coefficiente = reddito lordo forfettario.
- I contributi previdenziali versati riducono la base dell’imposta sostitutiva.
- L’aliquota è 15% oppure 5% se spettante.
- Saldo e acconti possono rendere il primo versamento molto più elevato dell’imposta del singolo anno.
Nel forfettario non si sottraggono i costi reali. Il calcolo parte dagli incassi, applica il coefficiente di redditività e distingue imposta sostitutiva e contributi previdenziali.
La formula di base
Il coefficiente dipende dall’attività e dal codice ATECO. Costi reali come carburante, telefono, auto o attrezzature non riducono direttamente il reddito forfettario.
Esempio semplificato
Un professionista incassa 30.000 euro e applica un coefficiente del 78%:
- reddito lordo: 30.000 × 78% = 23.400 euro;
- ipotizzando 6.000 euro di contributi deducibili, base imposta = 17.400 euro;
- imposta al 5% = 870 euro;
- imposta al 15% = 2.610 euro.
I 6.000 euro sono soltanto un’ipotesi didattica. I contributi reali cambiano in base a gestione, aliquota e posizione personale.
Fatturato, incassato e principio di cassa
Nel regime forfettario rilevano in generale i ricavi e compensi percepiti. Una fattura emessa ma non ancora pagata non entra normalmente nel reddito dell’anno; deve però essere riconciliata con gli incassi per evitare errori.
Per i pagamenti con carta, bonifico, piattaforme e ritenute particolari occorre individuare correttamente la data di percezione.
Contributi diversi per ogni attività
Il calcolo cambia tra:
- professionista con cassa professionale;
- professionista senza cassa in Gestione Separata;
- artigiano;
- commerciante.
Artigiani e commercianti pagano normalmente contributi minimi e una quota ulteriore oltre il minimale. La riduzione del 35%, quando richiesta e spettante, riduce i contributi ma può ridurre anche i mesi accreditati ai fini pensionistici se il versamento scende sotto il minimale ordinario.
Saldo e acconti
Il versamento derivante dalla dichiarazione può comprendere:
- saldo dell’imposta e dei contributi dell’anno precedente;
- primo acconto dell’anno corrente;
- secondo acconto dell’anno corrente.
La liquidità da accantonare deve quindi considerare l’effetto complessivo. In presenza di redditi in diminuzione è possibile valutare il metodo previsionale, assumendosi però il rischio di sanzioni se il versamento risulta insufficiente.
Errori da evitare
- calcolare il 5% o il 15% direttamente sul fatturato;
- dimenticare i contributi previdenziali;
- confondere fatture emesse con somme incassate;
- ignorare saldo e acconti;
- applicare un coefficiente non coerente con l’attività;
- considerare automaticamente deducibili tutti i costi reali.
Domande frequenti
Il 15% si calcola sul fatturato?
No. Si applica alla base imponibile ottenuta dopo coefficiente di redditività e deduzione dei contributi previdenziali versati.
Le spese riducono le tasse?
Nel forfettario i costi reali non vengono dedotti analiticamente, salvo specifiche componenti previste. Sono già rappresentati forfettariamente dal coefficiente.
Perché il primo pagamento è così alto?
Perché può includere saldo dell’anno precedente e acconti dell’anno in corso, oltre ai contributi.
Come faccio a sapere quanto accantonare?
Serve una previsione basata su incassi, coefficiente, previdenza, aliquota e acconti. Una percentuale uguale per tutti non è attendibile.
Fonti ufficiali
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