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Come si calcolano tasse e contributi nel forfettario

Nel forfettario non si sottraggono i costi reali. Il calcolo parte dagli incassi, applica il coefficiente di redditività e distingue imposta sostitutiva e contributi previdenziali.

Pubblicata e aggiornata il A cura di STUDIO ZAGLIO SRLTempo di lettura: circa 4 minuti
In breve
  • Incassi × coefficiente = reddito lordo forfettario.
  • I contributi previdenziali versati riducono la base dell’imposta sostitutiva.
  • L’aliquota è 15% oppure 5% se spettante.
  • Saldo e acconti possono rendere il primo versamento molto più elevato dell’imposta del singolo anno.

Nel forfettario non si sottraggono i costi reali. Il calcolo parte dagli incassi, applica il coefficiente di redditività e distingue imposta sostitutiva e contributi previdenziali.

La formula di base

Incassi × coefficiente di redditività= reddito lordo forfettarioReddito lordo − contributi previdenziali deducibili= base imponibile dell’impostaBase imponibile × 5% o 15%= imposta sostitutiva

Il coefficiente dipende dall’attività e dal codice ATECO. Costi reali come carburante, telefono, auto o attrezzature non riducono direttamente il reddito forfettario.

Esempio semplificato

Un professionista incassa 30.000 euro e applica un coefficiente del 78%:

  • reddito lordo: 30.000 × 78% = 23.400 euro;
  • ipotizzando 6.000 euro di contributi deducibili, base imposta = 17.400 euro;
  • imposta al 5% = 870 euro;
  • imposta al 15% = 2.610 euro.

I 6.000 euro sono soltanto un’ipotesi didattica. I contributi reali cambiano in base a gestione, aliquota e posizione personale.

Fatturato, incassato e principio di cassa

Nel regime forfettario rilevano in generale i ricavi e compensi percepiti. Una fattura emessa ma non ancora pagata non entra normalmente nel reddito dell’anno; deve però essere riconciliata con gli incassi per evitare errori.

Per i pagamenti con carta, bonifico, piattaforme e ritenute particolari occorre individuare correttamente la data di percezione.

Contributi diversi per ogni attività

Il calcolo cambia tra:

  • professionista con cassa professionale;
  • professionista senza cassa in Gestione Separata;
  • artigiano;
  • commerciante.

Artigiani e commercianti pagano normalmente contributi minimi e una quota ulteriore oltre il minimale. La riduzione del 35%, quando richiesta e spettante, riduce i contributi ma può ridurre anche i mesi accreditati ai fini pensionistici se il versamento scende sotto il minimale ordinario.

Saldo e acconti

Il versamento derivante dalla dichiarazione può comprendere:

  • saldo dell’imposta e dei contributi dell’anno precedente;
  • primo acconto dell’anno corrente;
  • secondo acconto dell’anno corrente.

La liquidità da accantonare deve quindi considerare l’effetto complessivo. In presenza di redditi in diminuzione è possibile valutare il metodo previsionale, assumendosi però il rischio di sanzioni se il versamento risulta insufficiente.

Errori da evitare

  • calcolare il 5% o il 15% direttamente sul fatturato;
  • dimenticare i contributi previdenziali;
  • confondere fatture emesse con somme incassate;
  • ignorare saldo e acconti;
  • applicare un coefficiente non coerente con l’attività;
  • considerare automaticamente deducibili tutti i costi reali.

Domande frequenti

Il 15% si calcola sul fatturato?

No. Si applica alla base imponibile ottenuta dopo coefficiente di redditività e deduzione dei contributi previdenziali versati.

Le spese riducono le tasse?

Nel forfettario i costi reali non vengono dedotti analiticamente, salvo specifiche componenti previste. Sono già rappresentati forfettariamente dal coefficiente.

Perché il primo pagamento è così alto?

Perché può includere saldo dell’anno precedente e acconti dell’anno in corso, oltre ai contributi.

Come faccio a sapere quanto accantonare?

Serve una previsione basata su incassi, coefficiente, previdenza, aliquota e acconti. Una percentuale uguale per tutti non è attendibile.

Fonti ufficiali

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A cura di Studio Zaglio

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