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Come aprire una partita IVA nel 2026

Aprire una partita IVA significa definire correttamente attività, regime fiscale, previdenza e pratiche amministrative. La procedura cambia molto tra professionista, artigiano e commerciante.

Pubblicata e aggiornata il A cura di STUDIO ZAGLIO SRLTempo di lettura: circa 4 minuti
In breve
  • La soglia di 5.000 euro non stabilisce da sola quando serve la partita IVA.
  • Un professionista e una ditta individuale seguono procedure differenti.
  • Codice ATECO, INPS, INAIL, Camera di Commercio e SCIA vanno verificati prima di iniziare.
  • La data di avvio effettivo dipende dagli adempimenti richiesti per la specifica attività.

Aprire una partita IVA significa definire correttamente attività, regime fiscale, previdenza e pratiche amministrative. La procedura cambia molto tra professionista, artigiano e commerciante.

Quando bisogna aprire la partita IVA?

La partita IVA è normalmente necessaria quando un’attività economica viene svolta in modo abituale, continuativo e organizzato. Non conta soltanto quanto si incassa: incidono la regolarità delle prestazioni, la ricerca stabile di clienti, la presenza di un sito o di pubblicità, l’organizzazione dei mezzi e la ripetizione dell’attività nel tempo.

Il limite di 5.000 euro viene spesso interpretato male. È una soglia rilevante soprattutto per alcuni aspetti contributivi del lavoro autonomo occasionale, ma non rappresenta un’autorizzazione generale a lavorare senza partita IVA.

Professionista, artigiano o commerciante?

Il primo passaggio è capire la natura concreta dell’attività:

  • libero professionista: svolge prevalentemente un’attività intellettuale o personale; se non ha una cassa professionale, si iscrive generalmente alla Gestione Separata INPS;
  • artigiano: partecipa personalmente e professionalmente a un’attività di produzione o prestazione materiale di servizi;
  • commerciante: esercita attività di vendita, intermediazione o determinati servizi organizzati come impresa.

Questa distinzione determina contributi, iscrizioni, costi fissi e autorizzazioni. Per approfondire, consulta la guida professionista, artigiano o commerciante.

Le scelte da fare prima dell’apertura

Prima di inviare la pratica è opportuno definire:

  • descrizione reale e completa dell’attività;
  • codice o codici ATECO coerenti;
  • regime forfettario oppure regime ordinario o semplificato;
  • gestione previdenziale e possibile cassa professionale;
  • eventuale iscrizione alla Camera di Commercio;
  • posizione INAIL, SCIA comunale e autorizzazioni di settore;
  • modalità di fatturazione e conservazione dei documenti.

Il codice ATECO non va scelto soltanto cercando la descrizione più simile: deve rappresentare ciò che viene realmente svolto e va coordinato con gli altri inquadramenti.

Come si presenta la pratica

Per imprese individuali e lavoratori autonomi il modello fiscale di riferimento è il modello AA9/12. Per una ditta individuale iscritta al Registro delle imprese l’avvio avviene normalmente tramite Comunicazione Unica, che può comprendere gli adempimenti verso Agenzia delle Entrate, Camera di Commercio, INPS, INAIL ed eventuale SCIA per il SUAP.

Dal 12 febbraio 2026 lo strumento autonomo ComUnica non è più disponibile: la trasmissione può essere effettuata tramite la funzione integrata in DIRE o mediante altre soluzioni abilitate. La procedura amministrativa rimane comunque quella della Comunicazione Unica.

Documenti e informazioni da preparare

  • documento di identità e codice fiscale;
  • indirizzo della sede e recapiti;
  • descrizione dettagliata di servizi o prodotti offerti;
  • eventuali titoli professionali, requisiti o autorizzazioni;
  • stima di ricavi, costi, investimenti e tipologia di clienti;
  • eventuale contratto di lavoro dipendente o pensione;
  • informazioni su partecipazioni societarie e attività precedenti.

Questi dati servono anche a verificare l’accesso al regime forfettario e l’eventuale aliquota ridotta al 5%.

Tempi e costi di apertura

L’attribuzione della partita IVA di un professionista può essere rapida. Per attività artigiane, commerciali o regolamentate bisogna coordinare più enti e verificare da quale momento la SCIA o l’autorizzazione consentano l’avvio.

L’attribuzione del numero di partita IVA presso l’Agenzia delle Entrate non prevede normalmente un tributo. Possono però esserci compensi professionali, diritti camerali, bolli, PEC, firma digitale, pratica SUAP, autorizzazioni, INAIL e contributi previdenziali. Consulta anche la guida su quanto costa aprire e mantenere una partita IVA.

Domande frequenti

Posso lavorare senza partita IVA fino a 5.000 euro?

Non automaticamente. Conta soprattutto se l’attività è occasionale oppure abituale e organizzata. La soglia di 5.000 euro riguarda principalmente alcuni profili contributivi del lavoro autonomo occasionale.

Posso iniziare a lavorare subito dopo l’apertura?

Dipende dall’attività. Per un professionista può essere sufficiente l’apertura fiscale; per imprese e attività regolamentate possono essere necessarie SCIA, iscrizioni o autorizzazioni preventive.

La partita IVA può essere aperta retroattivamente?

La data di inizio deve rappresentare correttamente l’avvio dell’attività. Eventuali regolarizzazioni vanno analizzate caso per caso, verificando anche fatture e adempimenti già effettuati.

Devo per forza scegliere il regime forfettario?

No. Il forfettario è applicabile solo se ne ricorrono i requisiti e non sempre è economicamente conveniente, soprattutto in presenza di costi e investimenti elevati.

Fonti ufficiali

Contenuto verificato sulle fonti disponibili alla data di aggiornamento.

A cura di Studio Zaglio

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